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CARO BTP … CHE BOTTA!

Fino a qualche mese fa era impossibile trovare un BTP con rendimenti decenti se non a scadenze lunghissime.

In quella situazione consigliavo ai clienti di porre molta attenzione ai rischi di questo strumento ponendo un allert sulla duration, perché per ottenere qualche mezzo punto percentuale in più si acquistava scadenze di 30 anni o superiori con tutti i rischi connessi.

Poi purtroppo è arrivato il 2022 portando con sé tutto ciò che già sappiamo.

Ha portato anche un’inflazione fuori controllo che le Banche Centrali cercano di contrastare con l’aumento dei tassi determinando il corrente anno come il peggiore dal 1973 per le obbligazioni.

In questo scenario globale abbiamo poi il contesto di molti investitori italiani, amanti di BTP perché ritenuti “sicuri”, che si troveranno forse ora a comprendere il vero concetto di rischio.

Cercherò di spiegare il motivo aiutandomi con il grafico a margine:

Questo BTP con tasso fisso 3,25% con scadenza nel 2046 ha in poco più di 1 anno perso oltre il 40% ( il calo dell’indice azionario S&P 500 dai massimi è del 24% )

Questo esempio ci permette di capire come spesso l’investitore italiano percepisce in maniera distorta il concetto di rischio.

Senza considerare poi che molti investitori italiani hanno dei BTP che superano la durata della propria vita, un settantenne che sottoscrive un BTP a 30 anni immagino che con ogni probabilità non lo porterà a scadenza.

Fortunatamente c’è anche il rovescio della medaglia …

In pochi mesi i rendimenti delle obbligazioni sono tornati a livelli buoni specie se l’inflazione (come si prevede ) dovesse rientrare a valori normali.

Ricordo poi che anche un’eventuale recessione, sarebbe inizialmente più a favore dei bond, e aprirebbe una fase “tattica” da sfruttare per qualche operazione diciamo più “speculativa”.

Con dispiacere ma mi auguro che qualche irriducibile amante dei BTP abbia capito la lezione.