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Era da un pò che mancavi…cara inflazione

Dopo anni di assoluta assenza l’inflazione è tornata a bussare alle porte dei risparmiatori italiani e minaccia di erodere le somme di denaro depositate.

Rispetto al mese di Settembre 2020 i prezzi sono aumentati del 4,1% nell’ Eurozona e sono i primi segnali che dovrebbero spingere a salvaguardare i propri risparmi, perché l’inflazione è una vera e propria tassa occulta sul risparmio.

Quando si parla di inflazione si deve infatti sempre ricordare che porta con sé un aumento dei costi di acquisto.

Significa ad esempio che la spesa costa di più, le bollette diventano più salate con la conseguenza che le famiglie e gli investitori privati potrebbero risentirne.

Di conseguenza se aumentano i prezzi diminuiscono anche i risparmi.

Ma l’inflazione ha un effetto anche sulle somme depositate sui conti correnti.

Perché i capitali, piccoli o grandi che siano, a causa di una maggiore inflazione, perdono valore e con le medesime somme si potranno acquistare meno beni e meno servizi.
Lasciare quindi i 1.143 miliardi di risparmi in giacenza sui conti bancari costa alle famiglie italiane 35 miliardi di euro l’anno. È il prezzo dell’inflazione che in Italia si attesta si attesta al 3,1% rispetto al 4,1% dell’ Eurozona e al 6,2% degli Usa (sui livelli più alti dal 1990).

E’ evidente quindi che mantenere una eccessiva liquidità in conto ha due certezze.

La prima, come anticipato,  si chiama inflazione, cioè l’aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi o anche la diminuzione progressiva del potere di acquisto della moneta.

La seconda , che finora non abbiamo considerato, la troviamo alla voce – commissioni bancarie – di qualsiasi estratto conto bancario, cioè quella serie di costi e spese che trovi nella voce DARE.

E’ evidente che il conto corrente rappresenta una certezza di perdita e non deve essere considerato, come in troppi fanno, uno strumento di risparmio.

Per prima cosa quindi è necessario verificare le commissioni del conto corrente.

La voce canone mensile, il costo dei prelevamenti bancomat presso altri istituti, il costo addebitato sulle varie disposizioni di pagamento, le competenze di chiusura. Tutti costi che incidono ed erodono il capitale depositato.

Lo sai che il costo medio di un conto corrente in Italia è di 230€ annui?

Inoltre bisogna impostare una protezione dall’ inflazione dato che 10.000€ fermi in conto corrente con un tasso di inflazione del 2% dopo cinque anni hanno un valore reale di 9.240€.

Ipotizziamo di mantenere in conto 10.000€. Dopo cinque anni cosa ritrovo?
10.000€ -1.150€ ( 230€ x 5 anni di costi bancari ) – 760€ ( inflazione ) = 8.090€ 

Investire non è una scelta ma è necessario per avere almeno una protezione dall’ inflazione che compensi la progressiva diminuzione del potere di acquisto della moneta.