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IL COSTO DELLA LIQUIDITA’

“Gentile cliente, il contesto di mercato in cui il sistema bancario si trova a operare è recentemente mutato, impattando in modo
crescente sull’ attività bancaria e in particolare sulle attività di deposito, gestione e remunerazione della liquidità di conto corrente”.
Inizia più o meno così la lettera che qualche Istituto di Credito sta inviando ai correntisti, privati e aziende, per presentare “la
proposta di modifica unilaterale” che in sostanza è la comunicazione di un aumento dei costi.
Ma perché alcuni Istituti hanno preso questa decisione?
Proseguendo la lettura della comunicazione inviata al cliente spiega il motivo:
“Il persistere dell’andamento negativo del valore dell’ Euribor a 3 mesi al di sotto del tasso che la Bce applica alle banche sulla liquidità detenuta presso Francoforte ha fatto venir meno il necessario equilibrio economico fra il costo sostenuto per erogare il servizio e le condizioni economiche applicate al conto corrente”
Può sembrare assurdo ma la liquidità rappresenta un costo per le banche, che non tutte riescono a sostenere, e la conseguenza è di trasferirlo ai clienti; una decisione sicuramente molto rischiosa che avviene tra l’altro in un particolare contesto dato che la Banca d’Italia ha rilevato che a marzo i depositi del settore privato sono aumentati al ritmo dell’11,3% dopo il +12,3% in gennaio, e sfiora ormai il tetto dei 2 mila miliardi liquidi.
E’ evidente pertanto che la liquidità in conto ha due nemici.
Il primo si chiama inflazione, cioè l’aumento progressivo del livello medio generale dei prezzi o anche la diminuzione progressiva del potere di acquisto della moneta.
Il secondo sono le commissioni bancarie, quella serie di costi e spese che trovi nella voce DARE del tuo estratto conto bancario.
Mantenere un’ eccessiva liquidità in conto corrente rappresenta quindi una certezza di perdita e non deve essere considerato uno strumento di risparmio.
Verificare le commissioni del conto corrente, la voce canone mensile, il costo dei prelevamenti bancomat presso altri istituti, il costo addebitato sulle varie disposizioni di pagamento, le competenze di chiusura, sono le prime cose da fare.
Lo sai che il costo medio di un conto corrente privati in Italia è di 230€ annui e aziendale di 400€?
Impostare una protezione dall’ inflazione è la seconda cosa da fare, dato che 10.000€ fermi in conto corrente con un tasso di inflazione del 2% dopo cinque anni hanno un valore reale di 9.240€. 
Esempio:
Vediamo il risultato nel mantenere in conto 10.000€ per cinque anni 
10.000€ -1.150€ ( 230€ x 5 anni di costi bancari ) – 760€ ( inflazione ) = 8.090€ 
Investire non è una scelta ma necessario per avere una protezione dai costi e dall’ inflazione per compensare la progressiva diminuzione del potere di acquisto della moneta.