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e se ci troviamo con il pallone sgonfio?

In una ipotetica sfida a calcio tra Stato Italiano e Sviluppo Economico Italiano mi piace immaginare la Cassa Depositi e Prestiti nel ruolo del pallone … e senza palla non si gioca.

Perchè Cassa Depositi e Prestiti è uno dei pilastri dell’economica italiana, l’ente economico costituito come società per azioni il cui principale azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nata inizialmente come cassaforte creata per ‘custodire’ i depositi e il risparmio postale, oggi la CDP è un vero e proprio organismo di finanziamento con un ruolo-chiave in prospettiva economica ed imprenditoriale.

Se andiamo sul sito della CDP vediamo inoltre quali sono le ultime misure dopo lo scoppio della pandemia:

  • nuova liquidità per accelerare i pagamenti verso le imprese fornitrici della tua amministrazione
  • risorse finanziarie della tua amministrazione per affrontare l’emergenza sanitaria Covid-19.
  • liquidità per la tua impresa colpita dall’emergenza Covid-19, in partnership con il sistema bancario.
  • per l’impresa un plafond per finanziare i tuoi investimenti e attività di export e internazionalizzazione, in partnership con il sistema bancario
  • pacchetto di moratorie e dilazioni di pagamento, in complementarietà con il sistema bancario, per garantire loro supporto e flessibilità.

Di CDP si parla molto in questo ultimo periodo chiedendo il suo intervento in casi di salvaguardia del ruolo pubblico nell’economia o in casi disperati: Ilva, Alitalia e ora per rimettere nelle mani dello Stato il servizio autostradale.

Anche se formalmente ci sono delle differenze, la CDP è, di fatto, una banca: da un lato, raccoglie il risparmio degli investitori, dall’ altro lo investe per trarne un guadagno.

Partiamo dalla raccolta. La fonte principale con cui la Cdp si finanzia sono i buoni e i libretti che sottoscrivi agli sportelli di Poste italiane.

Poste italiane agisce pertanto come collocatore di buoni e libretti, ma l’emittente di entrambi i prodotti è la CDP. Quando sottoscrivi un buono o un libretto, quindi, è alla CDP che stai affidando il tuo denaro, e non alle Poste.

E cosa ne fa la CDP di questi risparmi degli investitori?

In parte continua a fare quello per cui era nata più di un secolo e mezzo fa: finanziare la pubblica amministrazione e la realizzazione di opere pubbliche in pratica prende i tuoi soldi e li gira allo Stato.

Dal 2003, cioè da quando la CDP è diventata una società per azioni, a questa attività se ne è aggiunta un’altra che sta prendendo sempre più piede: quella di investire in quote azionarie delle più grandi società italiane.

Dal 2003 quindi ogni volta che si parla di qualche caso critico, vedi per esempio quello di Alitalia, regolarmente spunta l’ipotesi di un intervento di CDP per tenere in piedi la società.

Molto spesso questi interventi portano ad una perdita totale, vedi la partecipazione di CDP nel fondo Atlante, quello che, in teoria, avrebbe dovuto salvare le banche.

Il rischio è quindi quello di fare della CDP una nuova Iri che porterebbe al risultato di far tracollare i suoi conti e il pericolo di essere considerata un pezzo di Stato sommando anche i debiti di CDP nel totale del debito pubblico.

Questo dovrebbe frenare un uso eccessivo della CDP come “salvatore da ultima spiaggia” ma con il diffondersi di società in crisi, anche e soprattutto vittime della recessione causata dalla pandemia, la tentazione per lo Stato di rifilare le grane alla CDP resterà forte.

Riusciranno a sgonfiare anche la CDP?