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LA SETTIMANA FINANZIARIA IN PILLOLE

Le attese maggiori della scorsa settimana erano sulla riunione della Banca centrale Usa e sulla riduzione dei tassi d’interesse.

Il taglio previsto è stato in linea con le attese anche se hanno sorpreso le indicazioni di un possibile stop a ulteriori manovre da qui alla fine dell’anno, segnali che hanno deluso in particolare Trump.

Di contro le banche hanno tirato fiato, dato che con i tassi d’interesse bassi vedono i margini di guadagno ridotti, grazie anche alle notizie arrivate dalla Svizzera dove la Banca centrale elvetica ha introdotto delle misure per sostenere i bilanci degli Istituti di credito.

Contrastati i dati macroeconomici, con la produzione industriale negli Usa cresciuta più delle attese in contrapposizione a quella cinese sui valori più bassi degli ultimi 17 anni e mezzo. In questa situazione non aiuta il continuo dibattito tra i due Paesi per porre fine alla guerra commerciale che rischia di pesare sulla crescita economica di tutti i Paesi.

La settimana si era aperta anche con un brusco rialzo dei prezzi del petrolio a causa dell’attacco agli impianti in Arabia Saudita, per poi in parte rientrare, ma con il prezzo del brent che ha segnato comunque  un +7,7%.

Infine una voce fuori dal coro, quella della Banca centrale della Norvegia, che ha alzato i tassi all’1,5% visto che la crescita economica rimane solida e l’inflazione il linea con l’obiettivo.