Premi "Invio" per passare al contenuto

La settimana finanziaria in pillole.

In settimana la Banca centrale europea ha deluso in parte i mercati con il suo atteggiamento attendista.

Draghi ha confermato di mantenere i tassi d’interesse bassi a lungo e che, in caso di bisogno, sarebbe pronto a tagliarli ulteriormente e valutare delle nuove iniezioni di liquidità.

Ma qualsiasi decisione in merito è stata rimandata a settembre e questo ha contribuito a rendere nervosi i mercati, perché  temono un possibile cambio di direzione della Banca centrale americana sul taglio dei tassi d’interesse, previsto per fine Luglio.

Evidente che i mercati aspettano ormai l’aiuto delle Banche centrali per sollevare i dati negativi di alcuni Paesi, fondamentali per l’economia mondiale.

Dagli USA, per esempio, sono arrivati i dati poco incoraggianti sull’attività manifatturiera  e sulle vendite di case. Ma anche dalla Germania il dato sull’ attività manifatturiera registra il minimo da sette anni,  e di conseguenza  la fiducia delle imprese è ulteriormente scesa.

In questa situazione non sorprendono più ormai i conti poco brillanti delle società tedesche. Il caso Deutsche Bank poi ha fatto particolarmente clamore, annunciando per il secondo trimestre una perdita netta superiore a quanto aveva indicato solo pochi giorni prima. In generale il settore bancario europeo ha chiuso la settimana con un calo medio dell’1,1%.

La tecnologia invece ha aiutato i listini grazie ai dati positivi di alcune società del settore.

Concludo con l’elezione del nuovo Primo ministro britannico Boris Johnson, che pur sostenendo una Brexit dura e pura, non ha impensierito la Borsa di Londra.